Nel
"Tacco d'Italia" i grandi rossi orgoglio del sud.
La Puglia è la terra di grandi rossi e uno dei vigneti
più esuberanti d’Italia. Considerata fino a
tempi non lontani la cantina d’Europa, ha attraversato
un periodo difficile, ma oggi è una delle terre dove
più si sono innovate le tecniche di cantina. A grandi
linee la regione può essere divisa in tre zone. A
settentrione c’è la Daunia, che corrisponde
alla provincia di Foggia, con i colli del primo Appennino,
gli altopiani del Tavoliere e il promontorio del Gargano.
È la terra del tradizionale Gargano di San Severo.
Superato l’Ofanto si entra nel vigneto della Terra
di Bari, famosa per i vini Castel de Monte e altri rossi
di grande personalità: l’ambiente è
quello delle Murge, con successione di ripiani di terre
rosse impreziosite da vigne e uliveti. Infine superata la
via Appia, che disegna fra Taranto e Lecce la cosiddetta
Soglia Messapica, si entra nella penisola Salentina. Nel
paesaggio le distese di Lecce anticipano i modesti rilievi
delle Murge Taratine e delle Serre; nel vigneto a un prologo
di bianchi, seguono rossi e rosati tra i più rinomati
di Puglia. Sotto l’influsso congiunto dell’’
Adriatico e dello Ionio, sul “tacco d’Italia”
prosperano vitigni tradizionali, come Verdesca, Bianco d’Alessano,
Bombino bianco e Fiano. All’estremo Sud, invece, è
il regno del Primitivo, un vitigno di precoce maturazione
e che dà vini di elevata gradazione. Ma la Puglia
rappresenta, con la sua tutela della tradizione, un modello
che altre regioni meridionali potrebbero seguire: la tendenza
è di sostituire i vitigni extraregionali - senza
nulla togliere agli ottimi risultati conseguiti da Chardonnay
e Cabernet- con ceppi indigeni, in via di recupero e di
valorizzazione.
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