Fin dalla preistoria l'uomo ha dovuto risolvere il problema
di produrre delle scorte di cibo che si conservassero nel
tempo. Un grosso problema era costituito dai liquidi zuccherini
(succhi vegetali, latte, miele) che subivano naturalmente
delle fermentazioni che ne cambiavano la struttura. Pero'
la "degradazione" di questi prodotti portava a
prodotti facilmente conservabili, e, in alcuni casi, qualitativamente
superiori. L'uomo ideo' delle tecniche per ottenere prodotti
standard, in modo da poter sfruttare al massimo i vantaggi
dei processi fermentativi. Nacquero, quindi, yogurt e kefir
dal latte, birra dal malto fermentato, sidro dal succo di
mele, idromele dalla fermentazione di una soluzione di miele
in acqua e il vino dal succo d'uva.
Il vino probabilmente e' la bevanda piu' antica, e, in
ogni caso, quella piu' ricca di tradizioni. Per le societa'
preistoriche del mediterraneo l'inizio della produzione
enologica rappresentera' un consistevole miglioramento del
tenore di vita che per lungo tempo verra' rappresentato
simbolicamente dall'espressione "pane e vino",
la quale sara' ripresa dal cristianesimo che ne trarra'
un forte messaggio simbolico. Il vino e' gia' citato nel
libro della Genesi nella bibbia e in altri antichi documenti.
Il vino era conosciuto al tempo di Jendat Nasr in Mesopotamia
e nell'Egitto proto-dinastico nel 3000 a.c. La produzione
del vino subito si caratterizzo' per una notevole varieta'
di prodotti, ricordiamo la prima "carta dei vini"
nella biblioteca di Ashur-bani-pal II nel 668 a.c. che elencava
i 10 migliori vini prodotti, e l'uso che era molto frequente
di vini aromatizzati e di vermuth.
Il vino in questo periodo diffuso nelle regioni medio-orientali
era principalmente utilizzato per cerimonie religiose o,
successivamente, come bevanda per i ceti piu' ricchi. In
Mesopotamia era maggiormente diffusa la birra; esemplare
la leggenda del dio Dionisio (dio del vino greco) che narra
una sua fuga dalla Lidia verso la Tracia, disgustato dall'usanza
din quei luoghi di bere la birra invece del vino. In ogni
caso cio' riconferma come l'utilizzo del vino si sia spostato
dalle regioni orientali a tutto il bacino del mediterraneo.
Una volta arrivato in grecia il vino diviene una bevanda
popolare, prodotta in elevata quantita' (sono stati ritrovati
dei dipinti raffiguranti operai che escono da una grande
cantina inebetiti dall'anidride carbonica prodotta). In
quel periodo anche in Palestina la vite era la coltivazione
principale dopo l'olivo ed il fico.
Dalla Grecia si avra' la grande diffusione del vino in
tutto il resto del mediterraneo. In Italia fu portato inizialmente
dagli Etruschi originari dell'asia orientale che emigrarono
nel Mediterraneo nel 900 a.c., comunque piu' raffinate tecniche
di vinificazione vennero esportate dai coloni greci nelle
colonie dell'Italia meridionale.
Nella Roma imperiale possiamo ricordare le Vinali, festivita'
in occasione della vendemmia e del consumo del vino nuovo.
Da Roma si ebbe la diffusione della coltivazione della vite
a tutto il resto dell'europa allora imperiale.
Con le invasioni barbariche la produzione ed il consumo
di vino decadono per riprendere dopo il 1000 quando al chiuso
dei monasteri in cui era stata conservata la tradizione
si riappresero le arti enologiche. Gia' nel 1500 i vini
Italiani erano rinomati nelle corti europee, ma l'esportazione
all'estero dei nostri prodotti si diffuse soltanto verso
la seconda meta' dell'800, quando Ricasoli inizio' l'esportazione
del Chianti [chianti] e l'inglese Woodhouse quella del Marsala
[marsala].