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Archeologia
 
Nel territorio pugliese sono stati portati alla luce reperti archeologici che attestano la presenza di gruppi di raccoglitori e cacciatori paleolitici. Sono diffuse le asce chelleane (da Chelles in Dordogna). I gruppi umani che vivevano nei pressi del lago di Monticchio, allora un vulcano, erano dediti alla caccia dei pachidermi con asce senza manicatura. La Puglia assunse l’aspetto geomorfologico odierno verso la fine dell’era quaternaria.
Il passaggio dal Paleolitico inferiore a quello superiore è segnato dalla presenza dell’ “Uomo di Neandertal”: naso schiacciato, fronte sfuggente, arcate sopraccigliari accentuate, stazione semieretta. Sulla via che porta da Bisceglie a Corato è stato ritrovato un femore risalente all’uomo di Neandertal. Gli abitanti che popolano questa zona avevano cognizioni litotecniche e potevano fabbricare arnesi ed utensili per le loro necessità. Nella grotta Romanelli tra S. Cesarea Terme e Castro Marina sono stati rinvenuti manufatti silicei ed ossei. A quell’epoca la grotta non era raggiunta dell’acqua. Attualmente si può osservare la sequenza delle stratificazioni. Su di un cornicione della volta è possibile ammirare la figura di un toro con un’arma infitta al garrese.
Disegni sulla roccia sono stati rinvenuti anche presso Rignano Garganico, “Caverna Paglicci”. Sono stati rappresentati in rosso campito i cavalli dell’epoca ed in nero le stampe di mani con valore apotropaico. Il colore veniva applicato direttamente sulla roccia. A Coppa Nevigata (Manfredonia) sono stati ritrovati frammenti di recipienti grandi capaci di contenere provviste.
Gli agricoltori si stabiliscono intorno alle doline carsiche, molto frequenti in Puglia. Il pulo di Molfetta frequentato fino all’VIII secolo a. C. per la sua posizione strategica da contadini, cacciatori, lavoratori di selce. Le capanne sono a pianta circolare. La “civiltà di Molfetta” raggiunge il suo culmine nel V millennio ed i suoi abitanti cominciano ad esportare le loro attività in altri luoghi. La mentalità di questa civiltà dà molta importanza al potere magico della terra che tutto riproduce. Vengono incisi, per esempio, segni magici sui ciottoli. Alcuni con motivi zoomorfici sono stati trovati sul Gargano.
Lo stile corinzio trovò terreno fertile a Taranto. Alcune tavolette della contrada Soleto attestano il culto dei Dioscuri e di altri dei (Demetra, Artemide, Afrodite). Le necropoli del periodo romano sono situate entro la cerchia muraria. Vi sono tombe ipogeiche con pitture sulle pareti e con giaciglio funebre sagomato. Taranto raggiunge un breve periodo di splendore nella prima metà del IV secolo sotto il governo di Archita. E’ in questo periodo che vengono coniate le monete auree.
Il sistema monetario tarantino si diffonde in tutta l’Italia meridionale. La statuaria colpì i romani quando occuparono Taranto nel 272. Tra le sculture di tipo ionico ricordiamo una statua di fanciulla da Montegranaro sul Mar Grande con chitone e lo himation. Ai figli di Prassitele è attribuita una testa di marmo di kore (Artemide o Afrodite).
La cosiddetta sala degli ori è una delle più importanti sale del museo di Taranto. Essa contiene gioielli e monili: Ricordiamo un anello aureo con castone a testa femminile incisa, forse Berenice. In un ipogeo di Canosa orecchini sono stati ritrovati orecchini lavorati a filigrana e foggiati a navicella, a cono, a rosetta, a grappolo d’uva. Uno dei pezzi più importanti della toreutica tarantina è la coppa in argento dorato, rubata dal museo di Bari agli inizi del XIX secolo. Il vasellame geometrico fu sostituito intorno al III secolo dalla ceramica apula. La casa è costituita da vani utili: cucina servizi igienici atrio che serve per le attività familiari. La necropoli è entro le mura. Gli agricoltori coltivano i campi fuori delle mura in fattorie.
Canusium, Rubos e Gnatia sono luoghi di produzione di ceramica. La pittura apula è tomabale e vascolare. La scuola di Ruvo si ispira a quello della Madrepatria, usando il bianco sovrapposto. Nel III secolo si diffonde il guttus, tipo di lucerna a corpo discoidale e con manico ad anello, molto noto nella ceramica etrusco-campana. La Puglia fu anche campo di battaglia dei sanniti.
Tracce sannitiche si notano nei sepolcri a tumulo della Murgia barese e della Daunia. L’infiltrazione romana, come si sa dai fatti di cronaca, fu lenta e laboriosa: Luceria (315), Venusia (292), Silvium (306) e Taranto. L’amministrazione imperiale si interessò del riassetto stradale (Traiano) e agrario (Vespasiano). Celia (Ceglie del Campo) si estendeva su un’area di 700 ettari circa. La via Traiana dopo Barium aveva una stazione di sosta a Turres Iuliana a novemila passi da Bari. La via Traiana finiva a Brundisium. Lupiae (Lecce) divenne importante dal III secolo. L’anfiteatro e teatro furono opera di Adriano.
 
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